Fare il pronostico del vincitore del Mondiale mesi prima del fischio d’inizio è, tecnicamente, un atto di pura umiltà intellettuale: stai dicendo che credi di capire qualcosa che settimane di partite e milioni di dati non hanno ancora rivelato. Lo faccio lo stesso, perché l’analisi pre-torneo non serve a dare certezze — serve a costruire una mappa, una griglia interpretativa che permette di leggere il torneo mentre si svolge, di capire quando una squadra sta rispettando le aspettative e quando invece sta dicendo qualcosa di nuovo sul proprio potenziale.

Il mio pronostico per il vincitore del Mondiale 2026, quindi, non è un oracolo. È una posizione argomentata che aggiornerò partita dopo partita — ma che parte da premesse analitiche solide e da nove anni di studio dei tornei internazionali.

Il metodo: come si costruisce un pronostico ragionato

Costruire un pronostico sul vincitore del Mondiale non significa rispondere alla domanda “chi è la squadra più forte?”. Significa rispondere a una domanda più precisa: quale squadra ha la più alta probabilità di vincere sette partite consecutive nel corso di 39 giorni, contro avversari di qualità crescente, in condizioni climatiche e logistiche variabili?

È una distinzione importante. La squadra più forte in assoluto — misurata per qualità media del roster, o per xG nelle qualificazioni — non è necessariamente quella con le più alte probabilità di vincere il torneo. Il calcio eliminatorio amplifica la varianza: basta un rigore sbagliato ai quarti, un infortunio al centravanti prima della semifinale, un arbitro che concede o nega un gol irregolare, per ribaltare qualsiasi gerarchia. Il Mondiale non premia sempre la squadra migliore: premia quella che sa combinare qualità, organizzazione, profondità della rosa e capacità di performare sotto pressione nei momenti decisivi.

I criteri che uso nella mia analisi sono cinque. Primo: la profondità della rosa, intesa come capacità di mantenere un livello alto anche con sostituzioni nella fase eliminatoria — perché in sette partite gli infortuni sono inevitabili. Secondo: la solidità difensiva, misurata in gol subiti nelle ultime dodici partite internazionali, perché i tornei eliminatori si vincono non prendendo gol prima ancora che segnandoli. Terzo: la flessibilità tattica, la capacità del commissario tecnico di adattare il modulo e le istruzioni di gara in tempo reale. Quarto: il percorso nel tabellone, perché non tutti i quarti di finale sono uguali — affrontare un tabellone inferiore può valere mezzo punto in più di probabilità di vincita. Quinto: la storia nei tornei eliminatori, perché certe squadre hanno una cultura della qualificazione sotto pressione che altre non hanno ancora sviluppato.

A questi criteri oggettivi aggiungo sempre una valutazione qualitativa sull’unità del gruppo: le squadre che arrivano al Mondiale con tensioni interne — contratti non rinnovati, gerarchie contestate, rapporto difficile tra stelle e collettivo — tendono a implodere proprio quando la pressione è più alta. È impossibile quantificare questo fattore in modo preciso, ma ignorarlo sarebbe disonesto intellettualmente.

I top candidati: Brasile, Francia, Spagna, Argentina

In ogni Mondiale degli ultimi trent’anni, le squadre che si contendono la coppa nelle ultime fasi sono quasi sempre uscite da questo gruppo ristretto. Il 2026 non farà eccezione, anche se uno o due dei loro posti potrebbero essere presi da outsider ben costruiti.

La Francia è la squadra che il mio modello posiziona con la più alta probabilità di vincita. Non la più alta popolarità — quella appartiene al Brasile — ma la più alta probabilità calibrata sui miei cinque criteri. Ha la rosa più profonda del torneo per numero di giocatori di livello elite attivi in club di prima fascia europea. Ha una solidità difensiva che nelle qualificazioni europee ha mostrato la capacità di non prendere gol contro avversari di qualità. Kylian Mbappé a 27 anni è probabilmente nel punto di maggior maturità atletica, con l’esperienza del 2022 — finale persa ai rigori — che funge da propellente emotivo piuttosto che da trauma. Il problema della Francia è sempre stato lo stesso: quando la pressione sale, tende a irrigidirsi tatticamente invece di esprimersi. La gestione di questo aspetto sarà determinante.

Il Brasile è la squadra che sento nominare più spesso come favorita dai tifosi italiani — e comprendo il motivo. Cinque titoli mondiali, un’identità calcistica riconoscibile, giocatori spettacolari. Ma il Brasile non vince il Mondiale dal 2002 — un’astinenza di 24 anni che attraversa quattro cicli tecnici, decine di allenatori e generazioni di campioni. Questa non è una coincidenza: il calcio brasiliano ha un problema strutturale nel tradurre il talento individuale in efficienza collettiva nei tornei ad eliminazione diretta. I quarti di finale del 2022, eliminati dalla Croazia ai rigori, sono l’ultimo episodio di una serie. Finché la struttura non cambia, il Brasile rimarrà per me una grande incompiuta — bellissima da vedere, difficile su cui scommettere.

La Spagna è la mia seconda scelta. Il ciclo post-Mondiali 2010, che aveva portato all’eclissi tattica del tiki-taka tradizionale, sembra chiuso: la nuova generazione spagnola guidata da Lamine Yamal ha dimostrato all’Europeo 2024 di saper giocare un calcio fluido, verticale e imprevedibile. La Spagna ha la capacità di adattarsi ai diversi tipi di partita — elemento cruciale in un torneo da sette gare. Il suo limite storico nei Mondiali è sempre stato il rendimento calante nelle fasi finali quando la stanchezza e la pressione aumentano. La domanda per il 2026 è se questa nuova generazione ha il carattere per vincere le partite che contano davvero.

L’Argentina difende il titolo con una squadra che dal 2022 ha perso pochissimo. Messi a 38 anni giocherà probabilmente l’ultimo Mondiale della sua carriera — un fattore motivazionale enorme, ma anche una variabile di rischio altissimo: se Messi non è al 100%, l’Argentina si trasforma in una squadra molto meno pericolosa. La “maledizione del bis” — nessuna squadra ha vinto due Mondiali consecutivi dal Brasile del 1958-62 — aggiunge una pressione statistica difficile da ignorare. L’Argentina resta una finalista probabile, ma la considero leggermente meno favorevole rispetto a Francia e Spagna per le ragioni anagrafiche di Messi e per il peso storico del doppio titolo consecutivo.

I dark horse: le squadre che possono sorprendere

Il Mondiale a 48 squadre, con il nuovo Round of 32, aumenta matematicamente la probabilità che almeno una squadra considerata outsider arrivi alle semifinali o in finale. Il formato diluisce le differenze nelle prime fasi e può portare una squadra meno conosciuta a costruire slancio e fiducia attraverso vittorie consecutive prima di incontrare le grandi potenze.

La Germania è il dark horse che monitoro con più attenzione. Dopo due eliminazioni ai gironi (2018 e 2022) — la prima con la squadra campione in carica, un fatto senza precedenti — la Mannschaft sta attraversando un processo di ricostruzione che sembra più solido di quanto il recente passato suggerisca. Il calcio tedesco ha tradizionalmente la capacità di produrre squadre tatticamente disciplinate e fisicamente intense, ideali per il formato eliminatorio. Un girone E relativamente accessibile (Costa d’Avorio, Ecuador, Curaçao) permette alla Germania di iniziare il torneo con confidenza e costruire il ritmo necessario per competere nelle fasi finali.

Il Portogallo post-Ronaldo è un’incognita affascinante. Senza il peso tattico e psicologico di costruire ogni cosa intorno a un singolo giocatore, la squadra portoghese potrebbe esprimere un calcio più fluido e collettivo. Ha giocatori eccellenti nei principali club europei, una tradizione difensiva solida e una gestione tecnica che negli ultimi anni ha lavorato metodicamente sulla transizione generazionale. Il mercato non lo considera ancora tra i favoriti principali — e questa sottovalutazione potrebbe essere proprio la sua carta migliore.

Il Marocco ha già dimostrato nel 2022 di non essere un outsider romantico ma una squadra strutturalmente competitiva. La semifinale in Qatar non è stata un caso: è il risultato di anni di investimento nel calcio marocchino, di una generazione di giocatori formati nei migliori club europei e di un sistema di gioco difensivamente rigoroso che si adatta perfettamente ai tornei eliminatori. Nel 2026, con l’esperienza del 2022 alle spalle e un girone C che include Brasile e Scozia ma non sembra insuperabile, le Aquile dell’Atlante sono un dark horse credibile fino alle semifinali.

L’Italia può vincere? Analisi realistica

La domanda che mi fanno più spesso i tifosi italiani, e che rispondo con la stessa onestà con cui risponderei a qualsiasi altra: no, l’Italia non è tra le candidate concrete per la vittoria finale del Mondiale 2026. Non è un giudizio pessimista — è un’analisi fredda delle probabilità.

L’Italia sta cercando di qualificarsi al Mondiale attraverso i playoff UEFA, dopo essere arrivata seconda nel proprio gruppo di qualificazione dietro la Norvegia. Gennaro Gattuso sta costruendo una squadra che sa difendere molto bene e che ha qualità tecnica nelle zone avanzate del campo, ma che non ha ancora mostrato la capacità di dominare avversari di livello elite su sette partite consecutive. La profondità della rosa — il criterio numero uno del mio modello — è buona ma non comparabile a quella di Francia, Spagna o Brasile.

Se l’Italia supera i playoff e arriva al Mondiale, l’obiettivo realistico è il passaggio del turno dal Girone B — che con Canada, Svizzera e Qatar è alla portata — e un percorso fino ai quarti di finale. Sarebbe già un grande risultato dopo due qualificazioni mancate. Scommettere sull’Italia come vincitrice finale del torneo è una scommessa emotiva che rispetto come tifoseria, ma non supporto come analista.

Il verdetto finale di Marco Ferretti

La mia scommessa sulla vincitrice del Mondiale 2026, costruita con i criteri che ho descritto, è la Francia — con la Spagna come seconda preferenza e la Germania come outsider più interessante per il rapporto tra probabilità reale e quota di mercato.

Questa è la mia posizione oggi, 25 marzo 2026. La aggiornerò dopo la fase a gironi, quando avremo dati reali sullo stato delle squadre, sugli infortuni, sulle dinamiche tattiche che emergono solo attraverso le partite vere. Un pronostico che non si aggiorna non è un’analisi: è un’opinione cristallizzata nel tempo, e il calcio non funziona così.

Per il dettaglio sull’analisi tattica di ogni squadra, sui gironi e sulle probabilità di qualificazione fase per fase, l’approfondimento completo è nella guida ai pronostici del Mondiale 2026.

Chi vincerà il Mondiale 2026 secondo Marco Ferretti?

La mia valutazione assegna alla Francia la più alta probabilità di vittoria finale, seguita dalla Spagna. Tra gli outsider, la Germania offre il miglior rapporto tra probabilità reale e quota di mercato. Queste posizioni sono basate sui criteri di profondità della rosa, solidità difensiva, flessibilità tattica, percorso nel tabellone e storia nei tornei eliminatori — e vengono aggiornate man mano che il torneo si sviluppa.

La maledizione del bis esiste davvero nel calcio?

I dati supportano parzialmente questa narrativa: dal 1958-62 (Brasile), nessuna squadra ha vinto due Mondiali consecutivi. Argentina 1978-1982 e Francia 1998-2002 sono due casi recenti di campioni uscenti eliminati presto. Tuttavia, con i campioni disponibili ogni quattro anni e il formato a eliminazione diretta, le variabili sono troppe per parlare di "maledizione": è più corretto dire che vincere due tornei consecutivi è statisticamente molto difficile.

Il Brasile può tornare a vincere il Mondiale dopo 24 anni?

Può, ma il problema non è la qualità individuale — sempre straordinaria. Il nodo è strutturale: nelle fasi eliminatorie dei grandi tornei, il Brasile tende a irrigidirsi tatticamente e a fare affidamento eccessivo sulla classe dei singoli quando la partita si fa complicata. Finché questa tendenza non viene corretta, il Brasile resterà una squadra con alta probabilità di uscire ai quarti o in semifinale, non in finale.

Qual è la squadra che offre il miglior valore come scommessa vincente?

Tra le squadre di alta fascia, la Spagna offre generalmente un rapporto rischio-rendimento migliore della Francia, perché è meno popolare nel mercato europeo e le sue quote non sono compresse quanto quelle francesi. Tra gli outsider, la Germania è quella che analizzo con più interesse: ha le caratteristiche strutturali per fare un torneo profondo e la quota riflette ancora il pregiudizio negativo legato alle due eliminazioni ai gironi del 2018 e 2022.